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CAPITOLO II
PERFETTA CONVERSIONE A DIO.
RESTAURO DI TRE CHIESE
1038 1. Il servo dell'Altissimo, in questa sua nuova
esperienza, non aveva altra guida, se non Cristo, perciò
Cristo, nella sua clemenza, volle nuovamente visitarlo con la
dolcezza della sua grazia.
Un giorno era uscito nella campagna per meditare. Trovandosi
a passare vicino alla chiesa di San Damiano, che minacciava
rovina, vecchia com'era, spinto dall'impulso dello Spirito Santo,
vi entrò per pregare. Pregando inginocchiato davanti
all'immagine del Crocifisso, si sentì invadere da una
grande consolazione spirituale e, mentre fissava gli occhi pieni
di lacrime nella croce del Signore, udì con gli orecchi
del corpo una voce scendere verso di lui dalla croce e dirgli
per tre volte: “Francesco, va e ripara la mia chiesa che,
come vedi, è tutta in rovina!”.
All'udire quella voce, Francesco rimane stupito e tutto tremante,
perché nella chiesa è solo e, percependo nel cuore
la forza del linguaggio divino, si sente rapito fuori dei sensi.
Tornato finalmente in sé, si accinge ad obbedire, si
concentra tutto nella missione di riparare la chiesa di mura,
benché la parola divina si riferisse principalmente a
quella Chiesa, che Cristo acquistò col suo sangue, come
lo Spirito Santo gli avrebbe fatto capire e come egli stesso
rivelò in seguito ai frati.
1039 Si alzò, pertanto, munendosi del segno
della croce, e, prese con sé delle stoffe, si affrettò
verso la città di Foligno, per venderle.
Vendette tutto quanto aveva portato; si liberò anche,
mercante fortunato, del cavallo, col quale era venuto, incassandone
il prezzo.
Tornando ad Assisi, entrò devotamente nella chiesa che
aveva avuto l'incarico di restaurare. Vi trovò un sacerdote
poverello e, dopo avergli fatta debita reverenza, gli offrì
il danaro per la riparazione della chiesa e umilmente domandò
che gli permettesse di abitare con lui per qualche tempo.
Il sacerdote acconsentì che egli restasse; ma, per timore
dei suoi genitori, non accettò il denaro - e quel vero
dispregiatore del denaro lo buttò su una finestra, stimandolo
polvere abbietta.
1040 2. Mentre il servo di Dio dimorava in compagnia
di questo sacerdote, suo padre, lo venne a sapere e corse là
con l'animo sconvolto.
Ma Francesco, atleta ancora agli inizi, informato delle minacce
dei persecutori e presentendo la loro venuta, volle lasciar
tempo all'ira e si nascose in una fossa segreta. Vi rimase nascosto
per alcuni giorni, e intanto supplicava incessantemente, tra
fiumi di lacrime, il Signore, che lo liberasse dalle mani dei
persecutori e portasse a compimento, con la sua bontà
e il suo favore, i pii propositi che gli aveva ispirato.
1041 Sentendosi, così, ricolmo di una grandissima
gioia, incominciò a rimproverare se stesso per la propria
pusillanimità e viltà e, lasciato il nascondiglio
e scacciata la paura, affrontò il cammino verso Assisi.
I concittadini, al vederlo squallido in volto e mutato nell'animo,
ritenendolo uscito di senno, gli lanciavano contro il fango
e i sassi delle strade, e, strepitando e schiamazzando, lo insultavano
come un pazzo, un demente.
Ma il servo di Dio, senza scoraggiarsi o turbarsi per le ingiurie,
passava in mezzo a loro, come se fosse sordo.
Quando suo padre sentì quello strano baccano, accorse
immediatamente, non per liberare il figlio, ma piuttosto per
rovinarlo: messo da parte ogni sentimento di pietà, lo
trascina a casa e lo perseguita, prima con le parole e le percosse,
Poi mettendolo in catene.
Però quest'esperienza rendeva il giovane più pronto
e più deciso nel mandare a compimento l'impresa incominciata,
perché gli richiamava quel detto del Vangelo: Beati quelli
che sono perseguitati per causa della giustizia, perché
di essi è il regno dei cieli.
1042 3. Ma dopo un po' di tempo - mentre il padre si
trovava lontano da Assisi - la madre, che non approvava l'operato
del marito e che non sperava di poter far recedere il figlio
dalla sua inflessibile decisione, lo sciolse dalle catene e
lo lasciò libero di andarsene. Egli, allora, rendendo
grazie al Signore onnipotente, ritornò al luogo di prima.
Ma quando il padre ritornò e non lo trovò in casa,
rimproverata aspramente la moglie, corse a quel luogo, fremente
di rabbia, nell'intento, se non poteva farlo ritornare, almeno
di farlo mettere al bando.
Francesco, però, reso forte da Dio, andò incontro
spontaneamente al padre infuriato, gridandogli con libera voce
che stimava un nulla le sue catene e le sue percosse e dichiarando,
per di più, che per il nome di Cristo avrebbe affrontato
con gioia qualsiasi tormento.
Il padre, vedendo che non poteva farlo ritornare, si preoccupò
di estorcergli il denaro e quando, finalmente, lo trovò
sulla finestrella, mitigò un po' il suo furore: quella
sorsata di denaro aveva in qualche misura mitigato la sete dell'avarizia.
1043 4. Quel padre carnale cercava, poi, di indurre
quel figlio della grazia, ormai spogliato del denaro, a presentarsi
davanti al vescovo della città, per fargli rinunciare,
nelle mani di lui, all'eredità paterna e restituire tutto
ciò che aveva .
Il vero amatore della povertà accettò prontamente
questa proposta.
Giunto alla presenza del vescovo, non sopporta indugi o esitazioni;
non aspetta né fa parole; ma, immediatamente, depone
tutti i vestiti e li restituisce al padre.
Si scoprì allora che l'uomo di Dio, sotto le vesti delicate,
portava sulle carni un cilicio.
Poi, inebriato da un ammirabile fervore di spirito, depose anche
le mutande e si denudò totalmente davanti a tutti dicendo
al padre: “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra;
d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che
sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro
e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”.
Il vescovo, vedendo questo e ammirando l'uomo di Dio nel suo
fervore senza limiti, subito si alzò, lo prese piangendo
fra le sue braccia e, pietoso e buono com'era, lo ricoprì
con il suo stesso pallio. Comandò, poi, ai suoi di dare
qualcosa al giovane per ricoprirsi.
Gli offrirono, appunto, il mantello povero e vile di un contadino,
servo del vescovo.
Egli, ricevendolo con gratitudine, di propria mano gli tracciò
sopra il segno della croce, con un mattone che gli capitò
sottomano e formò con esso una veste adatta a ricoprire
un uomo crocifisso e seminudo.
Così, dunque, il servitore del Re altissimo, fu lasciato
nudo, perché seguisse il nudo Signore crocifisso, oggetto
del suo amore; così fu munito di una croce, perché
affidasse la sua anima al legno della salvezza, salvandosi con
la croce dal naufragio del mondo.
1044 5. D'allora in poi, affrancato dalle catene dei
desideri mondani, quello spregiatore del mondo abbandonò
la città, e, libero e sicuro, si rifugiò nel segreto
della solitudine, per ascoltare, solo e nel silenzio, gli arcani
colloqui del cielo.
E, mentre se ne andava per una selva, l'uomo di Dio Francesco,
e cantava giubilante le lodi di Dio nella lingua di Francia,
fu assalito dai briganti, sbucati all'improvviso. Costoro, con
intenzioni omicide, gli domandarono chi era. Ma l'uomo di Dio,
pieno di fiducia, rispose con espressione profetica: “Io
sono l'araldo del gran Re”. Quelli, allora, lo percossero
e lo gettarono in un fosso pieno di neve, dicendo: “Sta
lì, rozzo araldo di Dio”.
Mentre se ne andavano, Francesco saltò fuori dal fosso
e invaso dalla gioia, continuò a cantare con voce più
alta le lodi in onore del Creatore di tutte le cose, facendone
riecheggiare le selve.
1045 6. Si recò, poi, ad un vicino monastero,
dove chiese come un medicante l'elemosina, che gli fu data come
si dà ad una persona sconosciuta e disprezzata.
Proseguì verso Gubbio, dove fu riconosciuto e accolto
da un antico amico, che gli diede anche una povera tonachella,
che egli indossò come poverello di Cristo.
Poi, amante di ogni forma d'umiltà, si trasferì
presso i lebbrosi, restando con loro e servendo a loro tutti
con somma cura.
Lavava loro i piedi, fasciava le piaghe, toglieva dalle piaghe
la marcia e le ripuliva dalla purulenza. Baciava anche, spinto
da ammirevole devozione, le loro piaghe incancrenite, lui che
sarebbe ben presto diventato il buon samaritano del Vangelo.
Per questo motivo il Signore gli concesse grande potenza e meravigliosa
efficacia nel guarire in modo meraviglioso le malattie dello
spirito e del corpo.
Riferirò uno dei fatti, che accadde in seguito, quando
la fama dell'uomo di Dio già splendeva più largamente.
1046 Un uomo della contea di Spoleto, aveva una malattia
orrenda che gli devastava e corrodeva la bocca e la mascella;
nessun rimedio della medicina poteva giovargli. Costui si era
recato a Roma, per visitare la tomba degli Apostoli e impetrare
da loro la grazia. Tornando dal pellegrinaggio, incontrò
il servo di Dio, al quale avrebbe voluto, per devozione, baciare
i piedi. Ma l'umile Francesco non lo permise, anzi baciò
in volto colui che avrebbe voluto baciargli i piedi.
Appena Francesco, il servitore dei lebbrosi, mosso dalla sua
mirabile pietà, ebbe toccato con la sua sacra bocca quella
piaga orrenda, questa scomparve completamente e il malato ricuperò
la sospirata salute.
Non so che cosa ammirare maggiormente, a ragion veduta, in questo
fatto: se l'umiltà profonda, che spinse a quel bacio
così benevolo, o la splendida potenza che operò
un miracolo così stupendo.
1047 7. Ormai ben radicato nell'umiltà di Cristo,
Francesco richiama alla memoria l'obbedienza di restaurare la
chiesa di San Damiano, che la Croce gli ha imposto.
Vero obbediente, ritorna ad Assisi, per eseguire l'ordine della
voce divina, se non altro con la mendicazione.
Deposta ogni vergogna per amore del povero Crocifisso, andava
a cercar l'elemosina da coloro con i quali un tempo aveva vissuto
nell'abbondanza, e sottoponeva il suo debole corpo, prostrato
dai digiuni, al peso delle pietre.
Riuscì così, a restaurare quella chiesetta, con
l'aiuto di Dio e il devoto soccorso dei concittadini. Poi, per
non lasciare intorpidire il corpo nell'ozio, dopo la fatica,
passò a riparare, in un luogo un po' più distante
dalla città, la chiesa dedicata a San Pietro spinto dalla
devozione speciale che nutriva, insieme con la fede pura e sincera,
verso il Principe degli Apostoli.
1048 8. Riparata anche questa chiesa, andò finalmente
in 1048 un luogo chiamato Porziuncola, nel quale vi era una
chiesa dedicata alla beatissima Vergine: una fabbrica antica,
ma allora assolutamente trascurata e abbandonata. Quando l'uomo
di Dio la vide così abbandonata, spinto dalla sua fervente
devozione per la Regina del mondo, vi fissò la sua dimora,
con l'intento di ripararla.
Là egli godeva spesso della visita degli Angeli, come
sembrava indicare il nome della chiesa stessa, chiamata fin
dall'antichità Santa Maria degli Angeli. Perciò
la scelse come sua residenza, a causa della sua venerazione
per gli Angeli e del suo speciale amore per la Madre di Cristo.
Il Santo amò questo luogo più di tutti gli altri
luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l'umiltà degli
inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse
felicemente la mèta. Questo luogo, al momento della morte,
raccomandò ai frati come il luogo più caro alla
Vergine.
1049 Riguardo a questo luogo, un frate, a Dio devoto,
prima della sua conversione ebbe una visione degna di essere
riferita. Gli sembrò di vedere innumerevoli uomini, colpiti
da cecità, che stavano attorno a questa chiesa, in ginocchio
e con la faccia rivolta al cielo. Tutti protendevano le mani
verso l'alto e, piangendo, invocavano da Dio misericordia e
luce.
Ed ecco, venne dal cielo uno splendore immenso, che penetrando
in loro tutti, portò a ciascuno la luce e la salvezza
desiderate.
1050 E' questo il luogo, nel quale san Francesco, guidato
dalla divina rivelazione, diede inizio all'Ordine dei frati
minori. Proprio per disposizione della Provvidenza divina, che
lo dirigeva in ogni cosa, il servo di Cristo aveva restaurato
materialmente tre chiese, prima di fondare l'Ordine e di darsi
alla predicazione del Vangelo. In tal modo non solamente egli
aveva realizzato un armonioso progresso spirituale, elevandosi
dalle realtà sensibili a quelle intelligibili, dalle
minori alle maggiori; ma aveva anche, con un'opera tangibile,
mostrato e prefigurato simbolicamente la sua missione futura.
Infatti, così come furono riparati i tre edifici, sotto
la guida di quest'uomo santo si sarebbe rinnovata la Chiesa
in tre modi: secondo la forma di vita, secondo la Regola e secondo
la dottrina di Cristo da lui proposte - e avrebbe celebrato
i suoi trionfi una triplice milizia di eletti. E noi ora costatiamo
che così è avvenuto.
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